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I territori italiani interessati dal primo conflitto
mondiale furono prevalentemente il fronte dell'Isonzo, gli Altipiani
veneti e trentini e, nell'ultimo anno di guerra, la linea del Monte Grappa
e del Fiume Piave. Nonostante ciò, il fronte montano della Val Canale
venne fortemente segnato dal passaggio della guerra: in quota furono
scavate trincee e postazioni nella roccia i cui resti sono tutt'ora
visibili lungo le creste ed i sentieri della zona, mentre a valle furono
costruite numerose fortificazioni, molte delle quali tutt'ora visibili. Pur non essendo stato
teatro di grandi battaglie al pari del Carso o dell'Altipiano di Asiago,
il Tarvisiano ha avuto un'importanza notevole in questo conflitto, perché da questa zona è partita l'offensiva austriaca di Caporetto (poi
concentratasi in misura maggiore verso il fronte isontino), e molto di
più avrebbe potuto averne perché se
fossero cadute le fortificazioni austriache di Malborghetto (forte Hensel)
e di Cave del Predil (batteria di Sella Predil e fortificazioni sul Lago
di Raibl) gli italiani avrebbero invaso la Carinzia attraverso il valico
di Camporosso e, probabilmente, sarebbero potuti arrivare a Vienna senza
incontrare grosse resistenze austriache, dato che nel maggio del 1915
(anno di entrata in guerra dell'Italia - si veda la sezione "la
guerra in Europa", a tale proposito) la maggior parte dell'esercito
asburgico era concentrata nella Galizia.
Il conflitto interessò
prevalentemente le creste delle Alpi Carniche e delle Alpi Giulie dove
correva il confine italo-austriaco, mentre il fondovalle fu teatro di
numerosi bombardamenti italiani, che miravano ad indebolire le difese
austriache per ridurre l'appoggio alle postazioni in quota e per una
eventuale offensiva lungo la Strada Pontebbana, cosa che poi non avvenne
per un errore di valutazione dei comandi italiani. Questi probabilmente non
si resero conto dell'importanza strategica della Val Canale o
sopravvalutarono i forti austriaci: gli italiani erano superiori in
uomini e materiali, talvolta si poteva riscontrare un rapporto di 10 a 1. In più, all'inizio delle ostilità questo settore del
fronte era sguarnito di truppe regolari e fu difeso per lo più dagli
abitanti del posto (Standschutzen) e dai volontari della Stiria e del
Salisburghese (freiwilige Schutzen), cioè da uomini esentati dal servizio
attivo perchè o troppo anziani o troppo giovani, tutti insufficientemente
armati ed equipaggiati. I soldati che arrivarono in seguito avevano
combattuto a lungo sul fronte balcanico o russo, mentre i soldati italiani
erano freschi, ben armati ed addestrati.
I centri urbani coinvolti nel conflitto
furono (in
territorio italiano) Chiusaforte, Dogna e Pontebba e (in territorio
austriaco) Pontafel, Malborghetto, Valbruna, Cave del Predil e
l'abitato del Monte Lussari.
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